Qual è la differenza tra PPI e DPI?

Quale è la differenza tra PPI e DPI?

Come avrai notato, fino ad ora abbiamo sempre parlato di PPI e non di DPI. Esiste infatti una differenza sostanziale tra le due terminologie, spesso confuse ed utilizzate in modo improprio.

Come abbiamo già visto, un’immagine fotografica digitale è composta da tanti quadratini affiancati di colore diverso chiamati pixel. I PPI sono i Pixel per Pollice e sono l’unità di misura della risoluzione di una immagine digitale.

I DPI sono invece Dot per Inch vale a dire i Punti per Pollice.

Di quali punti si sta parlando? I punti non sono altro che le gocce di inchiostro spruzzate ad alta velocità dalla testina di stampa che si depositano sul materiale.

Le gocce delle stampanti sono punti più piccoli dei pixel dell’immagine. Per riprodurre un pixel di un determinato colore, è necessario utilizzare diverse gocce degli inchiostri ciano, magenta, giallo e nero in percentuali diverse a seconda del colore da riprodurre.

Ad esempio per riprodurre un colore arancione chiaro ci sarà una base composta da gocce di inchiostro giallo su cui sono presenti anche gocce di inchiostro magenta.

La risoluzione di stampa DPI dipende dalle caratteristiche della testina di stampa. Le gocce vengono disposte su un reticolo immaginario: più è fitto questo reticolo, maggiore sarà la risoluzione di stampa.

Le gocce, inoltre, posso avere dimensioni variabili.

Una risoluzione di 360x360dpi conterrà 360 punti di inchiostro per ogni pollice stampato sia in larghezza che in altezza.

Una risoluzione di 720×720 ne conterrà 720 sia in larghezza che in altezza, e così via.

La risoluzione di stampa può anche avere valori distinti come ad esempio 720×360 dpi. In questo caso il numero di punti lungo la direzione di scorrimento della testina di stampa sarà maggiore rispetto alla direzione verticale.

Quando si scelgono PPI e DPI?

Ora che abbiamo compreso i concetti legati a PPI e DPI, capiamo meglio quando vengono utilizzati e a chi compete la scelta di questi due parametri.

In sintesi la scelta dei PPI compete chi realizza il file grafico, mentre la scelta dei DPI compete allo stampatore che opera con il sistema di stampa.

Come spiegato i PPI sono i Pixel per Pollice e si riferiscono alla risoluzione delle immagini. Il grafico che prepara l’impaginato destinato alla stampa dovrà preoccuparsi di questo parametro.

Nel momento in cui utilizziamo un’immagine in un documento InDesign occorrerà infatti verificare che abbia una risoluzione PPI minima, compatibile con la tipologia di lavoro e la sua distanza di visualizzazione, come abbiamo ben visto nel video precedente.

Nel momento in cui il file arriva allo stampatore, ecco che i pixel dell’immagine e del documento dovranno essere stampati. Per riprodurre il colore di ogni pixel, la stampante o il sistema di stampa utilizzano piccole gocce di inchiostro ciano, magenta, giallo e nero.

Ogni piccolo pixel sarà composto quindi a sua volta da moltissimi e minuscoli puntini di inchiostro.

Più sono piccoli e fitti i puntini, più la qualità di stampa sarà migliore ma il processo di stampa sarà più lento.

Se delle etichette sono stampate con dei testi piccoli, sarà importante che la qualità di stampa sia ottima e quindi si sceglierà una risoluzione alta, ad esempio 1440×1400 DPI. Lentamente il plotter di stampa riprodurrà la grafica depositando sul materiale i punti di inchiostro.

Se stampiamo un banner o un pannello di grandi dimensioni non sarà necessario avere delle gocce minuscole e fitte ma sarà sufficiente una qualità di stampa standard. Lo stampatore sceglierà una risoluzione di stampa più bassa, ad esempio 720×720 DPI e in questo modo la stampante lavorerà più velocemente diminuendo i tempi di produzione.

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